Vincenzo Abbatantuono,
nato a Carbonara di Bari è vissuto a Bitonto fino al 1996, quando si
dileguò in Piemonte. Laureato in Lettere, lavora come educatore, dopo una
parentesi da insegnante. Ultras, gestisce
www.ultrasblog.biz, un sito di documentazione sul mondo delle curve
italiane. Ha pubblicato "Un calcio in faccia, storie di adolescenti
ultras" nel 1996 e "The Final", con altri due "teppisti"
anomici anch'essi sedicenti ultrà. Una compagna e due figlie, vive sulle
verdi colline torinesi a debita distanza dai centri abitati. Animalista,
vegetariano,anarca, juventino.
Recensioni
Ciò
che rende amare e seducenti queste pagine è il loro apparire per quelle
che sono, memorie di una gioventù meridionale bella del suo velleitarismo,
che coltiva la speranza confusa di rivoltare il mondo con più di un
decennio di ritardo rispetto a quel '68 che già aveva palesato il suo
incarognirsi, terroristico o craxiano che fosse. Una illusione
antistorica, acritica, in fin dei conti disperata, alla vigilia del crollo
del Muro di Berlino.
La politica
si mostra dunque come lo spazio vitale del protagonista e la
cifra ideale dell'intero romanzo. Fede e ragione, sì, ma anche
divertissement, battaglia da salotto, nel quale in fin dei conti
l’atteggiarsi a rivoluzionario serve anche a procurarsi sesso facile,
quando non "a dare fondamento ideologico alle peggiori stronzate". Come
madame Bovary, incapace di leggere il reale se non attraverso la griglia
della letteratura, qui l’universo interpretativo del protagonista è
l’ideologia, quella che ti porta ad ascoltare Radio Tirana come fosse la
voce del sol dell’avvenire. Poi, il risveglio, nel finale, nel quale non
solo matura la morte del comunismo, ma soprattutto delle illusioni.
La vicenda è
ambientata nella provincia di Bari degli anni '80, un Sud
intriso di reale, ma anche di idealtipico, ridisegnato dal protagonista
attraverso una visione compiaciutamente manichea di cose e persone:
ricchi e indigenti, comunisti e fascisti, fidanzati in casa o scopatori
non integrati. Mai, però, buoni e cattivi, perchè l'atteggiamento di
fondo è quello di chi rigetta i pregiudizi in nome di una curiosità
perenne nei confronti dell' "altro", sia esso l'Hare Knshna o l'amica
cattolica ammazzata da un folle.
A ben
guardare, è un meridione “odiosamato”, di cui bisogna liberarsi
non solo andando via a cercare la Merica al nord, ma uccidendolo
simbolicamente, cancellandolo dal proprio orizzonte emotivo. Salvo poi
ammettere che in fondo, chi resta è un eroe, come si direbbe di un luogo
che si ama disperatamente senza volerlo dire. Non è un caso che nel finire
del romanzo il tracollo ad Est del migliore dei mondi possibili, la
prospettiva di emigrare e la fine dell'adolescenza si colorino delle
stesse cromie.
Sembra
dunque un romanzo di formazione politica, ma poi si rivela
tutt'altro: uno strano impasto fra il piccolo mondo antico di Fogazzaro
e il romanzo adolescenziale di Brizzi ma in salsa anni '80 (radio
libere, Sì Piaggio, new wave). Come anche una irresistibile miscela di
vitalismo e sete di esperienze, come se Whitman facesse corto circuito con
Hesse. La rievocazione politica è solo sullo sfondo, perchè poi non c'è
affatto la coralità del romanzo storico, non ci sono dialoghi o ceselli
psicologici su altri che non siano il
protagonista/autore/narratore. Suo il punto di vista sull'universo, come
in un supremo atto di narcisismo.
Un lavoro
dunque profondamente lirico, quasi solipsistico, con buona
pace di Walter Scott. Con momenti di comicità irresistibile, come nella
descrizione delle imprese canagliesche, alcoolico-allucinogene o
sessuali, quelle culminanti in "un coro celestiale di Cherubini
boscevichi a salutare l'avvenuto scappellamento”. Al fondo,
l'aristocratico atteggiamento di un protagonista che non solo detesta
gli approdi banali (gli U2 ripudiati perché divenuti troppo popolari),
ma vi reagisce con l'innato gusto per il gesto scomposto e iconoclasta.
Tifando sempre per Ettore anziché per Achille, beninteso. Che le
illusioni muoiono, ma i deboli ci sono ovunque e c’è bisogno di qualcuno
che li salvi.
-- faber1971